TESTI DI RIFERIMENTO

Alcune delle vicende narrate in questo libro hanno costituito quello che è stato definito da molti il più apprezzato intervento al convegno di Cesuna “L’Altopiano di Gianni” del 14-15 giugno 2014. Andrea Vollman, con alcune letture tratte anche dalle opere di Vera Brittain, è riuscito a suscitare un grande interesse nel pubblico innescando un vero e proprio passa parola sul web alla ricerca delle introvabili traduzioni degli scritti della coraggiosa scrittice inglese. Forse anche per questo l’appassionata relazione di Andrea Vollman resterà nel ricordo di quanti hanno partecipato al convegno di Cesuna e il suo libro realizzato con Francesco Brazzale diventa ancor più il riferimento per un argomento affascinante e poco conosciuto al contempo, raccontato con un autentico stile “British” d’altri tempi che fa riflettere sulle origini dell’Europa moderna e sugli stessi frangenti in cui oggi il vecchio continente si trova.

E’ difficile descrivere nel 2014 le emozioni che evoca un libro come questo, oggi peraltro divenuto raro. Per chi ha cinquant'anni e fin da ragazzo ama la montagna la sua lettura porta inevitabilmente a ricordare altre cime non dissimili e sentimenti lontani, altrettanto perduti non senza la medesima nostalgia. Sembrerebbe quindi quasi impossibile tratteggiarne lo spirito ai “nativi digitali” ma i principi e le sensazioni che trasmettono le pagine di questo libro sono davvero la memoria profonda della migliore Italia rinata dopo le due guerre, quella del sacrificio, del lavoro, della solidarietà e dell’ambientalismo veri i quali sembrano purtroppo aver sempre meno riscontro al giorno d’oggi. Tuttavia non disperando che valori così profondi, magari tramite le vie informatiche di oggi, possano comunque ancora toccare i cuori di alcuni dei più giovani, pur non avendo resistito a trarne alcuni spunti per codeste pagine virtuali, con grande rispetto preferiamo riassumere "Due soldi di alpinismo" tramite le parole di un altro vicentino eccezionale di quei tempi, quel Giulio Bedeschi già autore di una pietra miliare della letteratura “Alpina” con il suo “Centomila gavette di ghiaccio”; disse del libro di Pieropan: “Con la sua è la nostra fanciullezza che si ritrova nello sfogliare le pagine una per una; e ciascuna avvia un ricordo, una riscoperta di minuscole verità, di diffusi toni e colori che tutti assieme ricompongono l’immagine reale di quella che fu la nostra vita di ragazzi ... non parli mai di tecnica, di sesto grado, di raffinatezze di stile, ma piuttosto di ruzzoloni, di scivolate sulla neve, di qualche bevuta. Ma quanta solitudine, quanta nobiltà, quanta nostalgia, quanta verità hai saputo far stare, anche a nome nostro, in due soldi di alpinismo, Gianni !” (Milano, ottobre 1969).