MONTE LEMERLE

Uscendo dal bosco di Cesuna si sale fino al Monte Lemerle, una zona molto fortificata fra le abetaie con tricee e grotte dove le truppe italiane arrestarono nel giugno del 1916 la “Strafexpedition” Austroungarica. Si trovano in particolare sulla selletta che unisce il Lemerle al Magnaboschi. Sulle pendici del Monte Lemerle si trova il cippo in memoria dei reggimenti che vi combatterono strenuamente fra i quali il 43° Reggimento Fanteria della Brigata Forlì che qui venne decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Come esempio di quei giorni possiamo prendere la vicenda del Maresciallo Maggiore Angelo Cosmano, comandante di una sezione mitraglieri che con soli quattordici uomini e dopo cinque ore di battaglia, la mattina del 10 giugno difese il passaggio sottostante la cima del Lemerle. Una delle due mitragliatrici fu subito resa inservibile. Accortosi che il nemico cercava di aggirare la posizione, il Maresciallo Cosmano affrontò i ripetuti assalti prima con l’unica mitragliatrice rimastagli e poi con la sola pistola.

Premuto sempre più da vicino mantenne saldo il suo posto manovrando l’arma e schierando tutti i soldati di cui disponeva armati di moschetto e pistola. Invitato ripetutamente ad arrendersi, continuò a combattere col suo manipolo e costrinse il nemico a ripiegare. Già decorato a Zanzur con la Medaglia d'Argento nel 1912 per aver soccorso sotto il fuoco alcuni soldati gravemente feriti, sul Lemerle otterrà la Medaglia d'Oro al Valor Militare. La resistenza italiana a monte Zovetto, sul Lémerle, sulle Melette di Gallio e Foza non permise agli imperiali di dilagare in pianura.

In questa zona anche la Brigata Liguria (157° e 158° Fanteria) scriverà le proprie eroiche gesta ma le foreste del Monte Lemerle saranno quasi interamente distrutte. Così, il 24 giugno 1916 gli austro-ungarici si ritirarono occupando la “linea di difesa invernale” già preparata e fortificata stesa tra Ortigara, Campigoletti, Chiesa, Zingarella, Zebio, Mosciagh e lo strapiombo della Val d’Assa. Su queste montagne, per un altro anno, dal luglio 1916, si infrangeranno i sanguinosi attacchi italiani che culmineranno nella tragica seconda battaglia per l’Ortigara nel giugno del 1917.  

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“Quando il giornalista Giuseppe De Mori si riaffacciò sullo Zovetto, stando a fianco dello stesso Gen. Papa, esso gli apparve bruciato, sconvolto, tutto un terriccio giallo ed un pietrame grigio, seminato di cadaveri e gemente di feriti, una visione tragica e nel contempo sublime, perché da quelle buche, da quei crepacci, da quelle trincee di cadaveri si vedevano emergere gli elmetti dei Fanti e le canne dei lori fucili, rari, ma impavidi e intrepidi”. Il 18 giugno 1916, tra Magnaboschi e Zovetto, ventiduemila e più italiani, consci ormai di aver volto a proprio favore l’andamento della battaglia, s’apprestano a trarne profitto. "PRO ARIS ET FOCIS": è il motto latino inciso sul cippo che sullo Zovetto ricorda l’eroismo della Brigata Liguria. Sì, per la propria terra e per il proprio focolare, per questi beni sommi hanno così tenacemente combattuto e vinto i soldati italiani sugli estremi lembi dell’Altopiano dei Sette Comuni”. (Gianni Pieropan in: “1916 – le montagne scottano”). 

Qui sui Monti Lemerle e Zovetto altre pagine di eroismo saranno scritte esattamente due anni più tardi, nel giugno del 1918, durante la Battaglia del Solstizio, per il coraggio dimostrato dai Fanti Italiani e dai Soldati Britannici le vestigia delle cui postazioni sono ancora ben visibili anche sul Lemerle (fotografie di Stefano Aluisini).