“Chi avrebbe potuto immaginare che il bambino nato in una tranquilla, normale famiglia provinciale britannica avrebbe finito brevemente i suoi giorni in una battaglia tra le alte foreste di uno sconosciuto altopiano italiano? Oh Edward, sei così solo, perchè non posso rimanere a far compagnia alla tua tomba per sempre, su questo altopiano dove vi è pace e dignità, lontano dal mondo e dagli sforzi inutili di ricostruire la civiltà?” (Vera Brittain)

CIMITERO MILITARE BRITANNICO DI GRANEZZA

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Raccoglie 139 Caduti identificati del Commonwealth appartenenti alle truppe del XIV Corpo della British Expeditionary Force che combatterono fra Asiago e Canove in particolare durante la disperata offensiva Austroungarica del 15 giugno 1918 quando le linee alleate furono infrante per oltre un chilometro di profondità e poi riprese il giorno successivo. Il Cimitero è gestito direttamente dalla Commonwealth Graves Commission e considerato territorio britannico: per volere della madrepatria le salme di tutti i 1.024 Caduti dell’Impero Britannico in questa zona del fronte non sono infatti mai state traslate. Fra loro è sepolto il ventiduenne Capitano Edward Harold Brittain del 11° Battaglione Sherwood Foresters (Nottinghamshire e Derbyshire Regiment), colpito il 15 Giugno 1918 da un cecchino nelle trincee davanti a San Sisto mentre si trovava sul lato sinistro della Compagnia A. Si trattava di un veterano della battaglia della Somme (1 luglio 1916) nella quale era stato ferito e decorato con la “Military Cross”. Sua sorella Vera Brittain (1893-1977) si distinse a sua volta nella Croce Rossa Britannica come aiutante volontaria (Voluntary Aid Detachment). Dopo la Grande Guerra nella quale era già caduto anche il fidanzato Ronald Leighton, Vera Brittain pubblicherà diversi libri fra i quali “Testament of Youth”, “Chronicles of Youth” e “Letters from a lost generation”. Erano i ricordi di quella "war generation" i cui giovani saranno definiti “Strong, brave, and beautiful. They combined great athletic prowess with deep classical learning. Poets at heart, they loved the things of the mind for their own sake and were scornfully detached from the common struggle. Although stemming from all parts of England, they were to be found above all at Oxford and Cambridge, and in the case of the younger men, at better public schools. When the war broke out, they volunteered for service in the fighting forces and did whatever they could to hasten their training and secure their transfer to the field of the battle. Their main fear was that the war would end before they arrived at the front. Brought up to revere England and to do their duty, they embraced their country's cause and accepted lightheartedly the likelihood of early death. Most of them were killed on the battlefields of Gallipoli, Ypres, Loos, the Somme, Passchendaele, and Cambrai. Those who were not killed were mutilated in mind and body” (R. Wohl, The Generation of 1914, London, Weidenfeld and Nicolson, 1980). 

Nel 1922 Vera Brittain si recherà a Granezza lasciando alcuni boccioli di rosa acquistati a Venezia sulla lapide di Edward e decidendo che alla di lei morte, avvenuta poi il 29 marzo del 1970 a Wimbledon, le sue ceneri venissero sparse sulla tomba del fratello. La storia di Edward e Vera Brittain, narrata anche nel libro “Britannici sull’Altopiano” di Andrea Vollman e Francesco Brazzale ci riporta, oltre ad alcuni dei più drammatici episodi della Grande Guerra in Italia, ad una diversa e più ampia visione, su scala europea, di quello che fu realmente il primo conflitto mondiale. 

Per raggiungere il sito vedi itinerario Cimitero del Barenthal. Prendere il bivio a sinistra 700 metri oltre il Cimitero militare del Barenthal e continuare per 2,5 km (fotografie gentilmente fornite da Ruggero Dal Molin e Stefano Aluisini).

 

Custodi degli Eroi (di Giovanni Dalle Fusine)

La data di costruzione dei British Cemetery rimane incerta, alcune foto tratte dall’Illustrazione Italiana ritraggono i reali di Inghilterra in visita presso Magnaboschi allle tombe dei loro connazionali. L’intestazione della rivista è della primavera 1923, si può quindi evincere che dopo appena 3 o 4 anni dalla fine del conflitto il cimitero era già stato ultimato. Oggi come allora la sensazione che impressiona il visitatore è la semplicità e la perfezione in cui versano questi piccoli fazzoletti di terra, a tal fine erano rivolte le intenzioni dell’architetto Sir Robert Lorimer che ne diresse i lavori. Esternamente, sulla entrata, una epigrafe avverte il pellegrino: Il suolo di questo cimitero è stato donato dal Popolo italiano per l’eterno riposo  dei soldati delle armi alleate caduti nella guerra ’14 -’18 e che saranno qui onorati”. Tanto ordine e perfezione è mantenuta da un responsabile: Claudio Magnabosco. Praticamente da sempre la custodia è demandata dal Commonwealth alla sua famiglia, tra le due guerre se ne occupò il nonno GioMaria al quale seguì il padre Giacomo che passo l’incarico, tuttora ricoperto, al figlio. Con meticolosità che potremmo definire anglosassone vengono eseguiti il falcio dell’erba, la pulizia di lapidi e monumenti ed il rinnovo del registro visite. Quest’ultimo è mensilmente spedito alla sede romana della War Graves Commission responsabile della Western Mediterranean Area che periodicamente invia suoi emissari a controllare lo stato delle strutture murarie e le condizioni dell’arredo vegetale. A tal proposito va segnalato un unico atto di vandalismo, compiuto nel 1981 ad opera di alcuni giovani. La bravata non rimase impunita, gli autori furono rintracciati e perseguiti penalmente. Oltre ai cinque cimiteri dell’Altopiano la famiglia Magnabosco si occupa periodicamente delle cure di altre singole tombe inglesi situate in terra trentina: 2 a Matterello, 2 a Romagnano e una presso il cimitero civile di Trento. Per lo più si tratta di avieri caduti col proprio aereo in zone allora occupate dalle truppe austriache. Ovviamente il grosso del lavoro è assorbito dai cimiteri dislocati sui Sette Comuni, visitati d’estate da migliaia di persone. Sono tutti uguali nell’estetica e la planimetria varia solo nell’ampiezza, ma una piccola differenza interessa quello posto in Val Magnaboschi e tra le abetaie del Boscon, e riguarda la provenienza degli abeti rossi che svettano all’interno del perimetro consacrato: si tratta di specie arborea proveniente dalla lontana Svezia, piuttosto rara in Italia ma che ben si è adattata alle nostre latitudini. Nella primavera del 2014 i suddetti abeti sono stati abbattuti, su mandato dei responsabili d’area della War Graves Commission.