CIMITERO MILITARE BRITANNICO DI MAGNABOSCHI

Il Cimitero Militare Britannico di Magnaboschi, situato di fronte all’ex Cimitero Militare Italiano Italo-Austriaco, ospita 183 Caduti dell’Impero Britannico. Nel dopoguerra è stato ricostruito come gli altri simili in Altopiano per ordine della Commonwealth War Graves Commission che ne segue anche la manutenzione. I terreni sui quali sorgono sono stati donati dal popolo italiano a quello britannico e sono a tutti gli effetti entità extraterritoriali. In ciascuno di loro, sotto la grande croce in pietra, è riportata l’epigrafe scelta da Rudyard Kipling “Their name liveth for evermore” (il loro nome vivrà per sempre). Per raggiungere il sito dall’ufficio turistico di Cesuna, procedere verso sud, per circa 2 km fino alla Cappella di S. Antonio (con tetto rosso). Da qui prendere il sentiero posteriore che dopo circa 100 metri porta al cimitero. 

Il luogo è navigabile via internet tramite l'applicazione "Dentro la Memoria" realizzata dall'Archivio Storico Dal Molin (fotografie realizzate da Stefano Aluisini).

 I cimiteri italo-austriaco (a sinistra) e britannico (a destra) in Val Magnaboschi di Cesuna

I cimiteri italo-austriaco (a sinistra) e britannico (a destra) in Val Magnaboschi di Cesuna

CIMITERO MILITARE ITALO-AUSTRIACO DI MAGNABOSCHI

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Situato di fronte a quello britannico, il cimitero italiano non ha lapidi ma dei simbolici tronchi d'abete spezzato in memoria dei Caduti italiani ed austriaci che ospitava un tempo. I militari identificati di entrambi gli schieramenti sono stati infatti negli anni trenta traslati al Sacrario di Asiago. Il cimitero era intitolato alla M.A.V.M. Magg. Umberto Orso e conteneva 1.739 salme italiane e 596 austro-ungariche. L'opera è stata completamente restaurata negli anni 90 anche grazie al Gruppo Art. Montagna "Agordo" e al Comitato Patrimonio Storico Cesunense Guerra 1915-18 oltre al prezioso contributo del Mar. C.F.S. Costantino Casagrande, alla cui memoria è stato dedicato il "Premio Pieropan" della ASC Fronte Sud per il 2017. Al centro sorge una grande scultura alta circa tre metri rappresentante al tempo stesso una croce e una baionetta. All’esterno e sulla destra è ancora presente una colonna di marmo, donata dalla città di Roma, a indicare il punto di massima penetrazione raggiunto dagli Austroungarici nel 1918 quando le Brigate "Liguria" e "Forlì" ne arrestarono definitivamente la corsa. Nel 1969 alcuni abitanti di Cesuna si opposero alla rimozione del monumento posto all’interno dell’ex Cimitero di guerra di Val Magnaboschi destinato dallo Stato alla piazza d’armi della scuola di Fanteria a Cesano, vicino a Roma; il monumento venne così diviso in tre pezzi e collocato su un camion militare pronto a partire.  Ma alcuni abitanti di Cesuna contattarono il Prefetto di Vicenza e bloccarono tutta l’operazione: questo monumento rappresentava il Sacrificio dei nostri soldati e anche se il Cimitero era dismesso gli andava riconosciuto un alto valore storico e questo convinse gli stessi abitanti ad opporsi.  Nel 1990 iniziarono i lavori per il recupero del Cimitero coordinati dal Comitato Storico Cesunese e intrapresi dai volontari del posto con l’ausilio di militari dell’Artiglieria da montagna di Bassano del Grappa. Lo stesso Comandante delle Truppe Alpine Gen. Gavazza arrivò con l’elicottero in Val Magnaboschi per controllare i lavori. Nel 1993 il Presidente Nazionale dell’Associazione del Fante Marcello Mantovani fu chiamato per l’Orazione ufficiale alla Cerimonia in Val Magnaboschi che dal 1994 è diventata “Zona Sacra del Fante”: da quel giorno ogni terza domenica di giugno vede un pellegrinaggio in ricordo del sacrificio dei Fanti. 

Fotografie gentilmente fornite da Ruggero Dal Molin, Stefano Aluisini, Natalino Meneghin e ASC Fronte Sud Altopiano 7 Comuni