MONTE PAU

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Fu proprio sull’estremità meridionale dell’Altopiano, fra la Val Canaglia e il Monte Paù che nel giugno del 1916 l’ondata dell’esercito austroungarico venne arrestata poco prima di dilagare verso Schio e Thiene dai reparti italiani che vi erano dovuti ritirare il giorno 3 dopo la perdita del nodo del Cengio. Fra loro si distinsero per l’eccezionale prova di resistenza la Brigata Udine (95° e 96° Fanteria) schierata sulla linea Malga del Gallo e Val Lastano - Monte Belmonte - M. Panoccio, Fronte Malga Ronchetto - Tresche’- Q. 1277 e il Reggimento Granatieri di Sardegna. Alcuni storici sostengono infatti che il Cengio e il Paù stanno ai Granatieri come l’Ortigara sta agli Alpini e il Magnaboschi ai Fanti. Quando nella notte sul 4 giugno i Granatieri superstiti si ritirarono sul Paù erano rimasti in circa 1.300 degli oltre 6.000 giunti in Altopiano una decina di giorni prima. In tutto il settore del Cengio le perdite italiane superarono in quei frangenti i 10.000 uomini.

Raccontò di quei giorni il Generale Giuseppe Pennella: “La notte del 4 giugno 1916, dopo dodici giorni di asperrima lotta, i poveri resti della rossa brigata dei Granatieri di Sardegna, che aveva assolto intero il nobile compito di impedire al Barbaro invasore la discesa dall’altopiano di Asiago alla pianura veneta, raggiungevano, per ordine superiore, il monte Pau, laceri, affamati, assetati, affranti per le veglie, le fatiche, le sofferenze inenarrabili patite. Io avevo l’onore di guidare quei gloriosi. Nella difficile ascesa su terreno tormentato e battuto tacevano tutti; si sentivano i passi, gli inciampi ed i sospiri dei petti eroici nella notte fredda ed oscura. Sull’albeggiare, in una fermata nel Bosco nero, mentre i nidi cominciavano a destarsi pigolando ed un nevischio gelato ci penetrava le ossa, la stanchezza mi vinse, chiusi gli occhi e sognai! «I duemila Granatieri lasciati allora morti sulle balze dirupate di monte Cengio e di Cesuna mi apparvero vivi, ciascuno sul posto del loro olocausto e, poiché io li guardavo con occhi ed animo accorati, essi sorridendo mi ringraziarono di aver loro ordinato di vincere o di morire: Abbiamo vinto e siamo morti per il Re e per la Patria. Viva l’Italia, viva il Re. Ma, sempre nel sogno, altri morti in sembianza di vivi mi apparvero. Scendevano dall’Assietta, dai colli di Cosseria, dalle alture di Palestro: erano le ombre antiche degli avi, dei padri della nostra famiglia di Granatieri; erano folte falangi in assise vermiglie o azzurreggianti; li guidavano i Capi magnanimi: il Duca di San Sebastiano, l’eroe dell’Assietta; Del Carretto, l’eroe di Cosseria; Vittorio Emanuele, Principe di Savoia, l’eroe di Palestro, che pronunciò il motto fatidico: A me le Guardie per l’onore di Casa Savoia! Si arrestarono ammirati, riguardarono, udirono e Vittorio Emanuele disse a Del Carretto: Noi non immaginammo forme più pure di eroi». «Soggiunse il Duca di San Sebastiano: Costoro non son degni di storia, ma di epopea. Le nostre gesta furono giuochi da fanciulli paragonati a questa gente magnanima. Costoro ci hanno superato. E tutti i Capi ordinarono ai gregari di presentare le armi ai morti del Cengio e di Cesuna».  Dall'estate del 1916 le trincee così accanitamente difese saranno trasformate dagli uomini del Genio in postazioni inespugnabili. Per raggiungere il Monte Paù si può raggiungere dal parcheggio del centro fondo o da quello centrale dello skilift. Seguendo la ex strada del treno si gira a destra sullo sterrato superando l’incrocio con Baito Boscon e proseguendo dritti. Si raggiunge così il rifugio Alpino dal quale è possibile proseguire per Bocchetta Paù dove si trova un monumento ai Caduti della Grande Guerra. Salendo da destra si arriva alla cima del Monte Gallo dalla quale è possibile vedere uno splendido panorama (nelle foto che seguono, scattate nel 1917, si vedono il Re Vittorio Emanuele III all'osservatorio militare di Monte Paù e alcuni ufficiali di artiglieria con camici bianchi mimetici)